After the lockdown, many workers have continued to work from home. Thus, many households, which often included children and non-autonomous people, found themselves dealing with the problem of shared workspaces and improvised solutions. Cristina Rossi Lamastra, professor of Business Industrial Economics (Department of Management, Economics and Industrial Engineering – DIG), Andrea Ciaramella, professor of Architectural Technology (Department of Architecture, Construction Engineering and Built Environment – DABC), Chiara Tagliaro, DABC post-doctorate researcher, and Massimo G. Colombo, DIG professor of Entrepreneurship and Entrepreneurial Finance, have launched a research project to analyze the way in which these spaces are used and shared and how they impact on work productivity. This project is the basis of a doctorate thesis by Alessandra Migliore, who has a DIG and DABC interdepartmental PhD scholarship.

“We have moved from several premises. We know that work productivity depends on many factors, one of which is workspace quality” says Rossi-Lamastra. “We also know that gender stereotyping impacts on rational thought and has a (measurable) effect on resource allocation. As well, during an economic crisis of any origin, minority groups (i.e., the most vulnerable people) are the hardest hit. Based on these premises, we intend to assess whether and how female workers’ productivity has changed during the COVID-19 pandemic and if this depends on the sharing of home spaces during remote working. Are women actually using less suitable spaces for work? Do they suffer more distractions (e.g., doing more household tasks)? If this is the case, what is the space sharing decision based on gender and how does it impact on female worker productivity?”

In the first phase of the study, the research group has distributed a voluntary questionnaire to over 50,000 Italian university professors. “The decision to start the study with an academic population was due to the need for a homogeneous group whose contact information was already available and whose answers would be comparable. We estimate that we will receive about 10,000 replies.” The study will produce a descriptive statistical report regarding the workspaces of the Italian academic population and how they differ based on gender, age, role, geographical area, etc. The data will be used to write scientific papers. Another of the project’s objectives is to identify and share good practices with Italian universities for both further investigations and offering policy implications.

The second phase will expand the study to other worker categories. “There are several issues that depend primarily on data availability. While we have several pilot studies taking place in collaboration with businesses in Lombardy, we do not yet have enough data to do a rigorous analysis. We are looking for a way to access data allowing us to obtain robust analyses, broken down by industry, region and workers’ characteristics.”

VERSIONE ITALIANA

Dopo la fine del lockdown, molti lavoratori e lavoratrici hanno continuato le proprie attività lavorative negli spazi domestici, molti nuclei famigliari, spesso con i bambini e persone non autosufficienti, si sono trovati ad affrontare il problema della condivisione di spazi di lavoro, con soluzioni talvolta improvvisate. Cristina Rossi Lamastra, docente di Business Industrial Economics del dipartimento di Ingegneria Gestionale (DIG), e Andrea Ciaramella, docente di Tecnologia dell’Architettura presso il dipartimento di Architettura, Ingegneria delle costruzioni e Ambiente Costruito (ABC), Chiara Tagliaro, ricercatrice post-doc di ABC e Massimo G. Colombo, docente di Imprenditorialità e Finanza Imprenditoriale al DIG hanno avviato un progetto di ricerca per analizzare il modo in cui questi spazi vengono utilizzati e suddivisi e come impattano sulla produttività nel lavoro. Il progetto è il cuore della tesi di dottorato di Alessandra Migliore, che ha una borsa di dottorato interdipartimentale tra DIG e ABC.

“Partiamo da alcune premesse: sappiamo che la produttività del lavoro dipende da molti fattori. Tra questi c’è la qualità dello spazio di lavoro”, commenta Rossi Lamastra, “Sappiamo inoltre che gli stereotipi di genere impattano sul ragionamento razionale e hanno un effetto misurabile sull’allocazione delle risorse e che, durante le crisi economiche di qualsiasi origine, i gruppi di potere minoritario (cioè i soggetti più vulnerabili) sono quelli più colpiti. Con queste premesse, vogliamo misurare se e come la produttività delle donne lavoratrici sia cambiata durante la pandemia COVID-19, e se questo dipenda dalla suddivisione degli spazi domestici durante il lavoro da casa: le donne hanno in effetti usufruito di spazi meno idonei al lavoro? Hanno subito più distrazioni (per esempio avendo maggiori compiti di cura)? In caso affermativo, da cosa dipende la scelta di suddivisione degli spazi e come ha impattato sulla produttività delle lavoratrici?”

Nella prima fase dello studio, il gruppo di ricerca ha somministrato un questionario a oltre 50 mila docenti universitari italiani. “La scelta di iniziare l’indagine con la popolazione accademica dipende dalla necessità di avere un gruppo omogeneo, interamente contattabile e le cui risposte fossero confrontabili tra loro. Stimiamo di avere circa 10 mila risposte”. L’indagine produrrà un report di statistiche descrittive sugli spazi di lavoro della popolazione accademica italiana e su come differiscono lungo diverse dimensioni: genere, età, ruolo, reddito, area geografica ecc. I dati saranno la base per articoli scientifici. Tra gli obiettivi del progetto c’è quello di individuare buone pratiche da condividere con le università italiane per ulteriori riflessioni ed elaborare proposte di policy.

La seconda fase del lavoro prevede di estendere l’indagine ad altre categorie di lavoratori. “Ci sono alcune criticità che dipendono soprattutto dalla disponibilità dei dati. Abbiamo alcune indagini pilot svolte in collaborazione con alcune imprese lombarde, ma i dati sono per ora insufficienti a fare un’analisi rigorosa. Stiamo studiando come accedere a dati che ci consentano di avere analisi solide e disaggregate per settore, area geografica, caratteristiche dei lavoratori e delle lavoratrici”.

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